mercoledì 27 ottobre 2010

Gli elfi sono la razza più longeva dei mondi conosciuti. Spesso vivono più degli alberi più vecchi e abbandonano le terre note agli uomini prima del compimento del seicentesimo anno d'età. Sono noti casi di elfi rimasti fino a 750 anni, ma ben pochi si sono trattenuti oltre. Il richiamo dell'ignoto li attira a sé ed essi lasciano il mondo nelle mani dei loro degni successori.
Gli elfi vivono tanto da assistere ai cambiamenti continui del mondo e da veder ridotte in polvere le cose che gli uomini credono eterne. Una generazione di elfi può osservare l'ascesa e il declino di potenti imperi umani, la nascita e la morte di una foresta, la graduale erosione di una montagna. Durante la loro vita mortale il mondo può decisamente cambiare aspetto. Questo fornisce agli elfi una scala di valori del tutto diversa da quella degli uomini.


Gli elfi non sono soggetti all'invecchiamento naturale: una volta raggiunta l'età adulta, il loro aspetto non muta più o viene solo lentamente alterato. C'è ben poca differenza tra un elfo di cent'anni ed uno di quattrocento; l'unico modo per accorgersi del loro invecchiamento consiste nel notarne il diverso grado di esuberanza, spontaneità ed entusiasmo. Solo dopo aver raggiunto un'età davvero veneranda gli elfi cominciano a mostrare i segni della vecchiaia, ma sembrano sempre più giovani di un qualsiasi umano adulto.

Quando un elfo è anziano, difficilmente si impegna in ardue imprese e preferisce riflettere bene prima di farlo. I giovani, invece, non sanno cosa sia la pazienza e sono in continuo movimento perché vogliono vivere intensamente, senza rendersi conto che avranno secoli a disposizione.
Gli elfi attraversano varie fasi di vita: infanzia, adolescenza, maturità, mezz'età, vecchiaia ed età venerabile. Quando sono stanchi del mondo, il che avviene solitamente dopo i seicento anni, vanno in un luogo chiamato Arvanaith.



Infanzia
Gli elfi restano bambini all'incirca fino ai 45 o 75 anni, in base alla loro sottorazza. 

Durante questo periodo crescono lentamente, raggiungendo al massimo 120 cm di statura, e imparano cosa vuol dire essere un elfo. Apprendono i rudimenti nell'uso dell'arco e della spada, ma rimangono "bambini" fino all'adolescenza.



Adolescenza
In media quando raggiunge i 75 anni, l'elfo entra nell'adolescenza. Il sesso non fa differenza: per entrambi la maturità sopraggiunge all'incirca nello stesso periodo. In questa fase l'elfo inizia a crescere, fino ad avere una statura di 132,5 cm o più (di solito si ferma a 1,50 cm) ed un peso di circa 36-38 Kg.

Al termine dell'adolescenza si entra di diritto nella società degli adulti e si diventa responsabili delle proprie azioni. Durante questo periodo gli elfi più grandi insegnano ai più piccoli come mantenere la gioia di vivere negli anni futuri, senza soccombere alla noia paralizzante che spesso la maturità comporta.
Gli elfi che non sono preparati alla prospettiva di avere dei secoli davanti a sé possono non riuscire a gestire il peso di tutti quegli anni. In effetti, questi elfi (per non parlare degli altri esseri, se fossero altrettanto longevi), vedendosi costretti a vivere tanto, verosimilmente giungerebbero a tragiche conclusioni. L'esempio più comune è quello di un elfo cresciuto tra gli uomini, che non lascia scivolare via gli anni, come fanno gli elfi, ma cerca di vivere il più intensamente possibile, come gli hanno insegnato a fare gli uomini. Questi elfi non impareranno mai il vero valore del riposo e dell'allegria e spesso finiranno con l'impazzire o suicidarsi.


Maturità
Quando raggiungono i 110 anni, gli elfi si considerano in tutto e per tutto adulti. 


Sono liberi di fare le proprie scelte e di assumere il proprio ruolo e posto nella società, umana o elfica. Sono maturi per prendersi la responsabilità delle loro azioni, buone o cattive che siano. Possono godersi la vita, perché sono ormai cresciuti anche se sono ancora molto giovani. In questa fase, di solito, l'elfo comincia ad intraprendere le prime avventure. Svincolato dagli obblighi e dai doveri che la minore età comporta e libero di agire seguendo la propria volontà, talvolta preferisce allontanarsi per un po' dalla sua gente per soddisfare la propria curiosità, spingendosi oltre i confini conosciuti.
Solo in minima parte gli adulti si dedicano all'avventura: la maggior parte degli elfi, pur essendo curiosa di vedere quel che c'è nel mondo, è soddisfatta della gioia e della bellezza che può trovare a casa propria. Chi se ne va, armato di arco e di spada, è spinto sovente da esigenze particolari; non viene bandito dai suoi compagni per questo suo desiderio di avventura, ma talvolta sono proprio gli altri a rattristarsi del fatto di restare.


Mezz'età
Quando raggiunge i 175 anni, l'elfo calma i suoi ardori giovanili ma si ammala più facilmente. Ormai ha capito come va il mondo ed ha rafforzato il legame con la natura, e tale consapevolezza lo aiuta ad usare i suoi poteri, senza mai abusarne. A questa età molti si ritirano in luogo tranquillo, lontano dai pericoli delle avventure: aver dedicato più di 60 anni della propria vita a rincorrere fama e tesori è abbastanza. I chierici si stabiliscono presso una comunità, i maghi e gli stregoni continuano nelle loro ricerche, i guerrieri addestrano i giovani e i ladri fondano le proprie corporazioni.
Ci sono alcuni elfi che non smettono e continuano le loro avventure per tutta la vita, finché non vengono catturati o uccisi. Spesso si tratta di individui che devono compiere qualche ricerca epica o che sono spinti da un istinto interiore. Questi sono gli elfi di cui si parla nelle leggende, che non si ritirano mai dalle loro missione e agiscono sempre come se fossero costretti da un inarrestabile dovere morale, senza mai dar sfogo ai propri desideri. Sono individui stimati ed elogiati da tutti; persino i nemici nutrono per loro uno straordinario rispetto. Si sono creati gloria e fama nel corso dei secoli. Anche se non fossero dotati di grandi abilità, basterebbe la loro reputazione a scoraggiare gran parte degli avversari.

Vecchiaia
La "vecchiaia" inizia verso i 250 anni: pur non mostrando segni di invecchiamento, l'elfo sente il peso degli anni e rallenta le proprie attività, preferendo starsene più tranquillo. Invece di scorrazzare nella foresta come faceva da giovane, se ne sta sdraiato al sole, a comporre canzoni e poesie. Si è inserito nel ritmo del mondo e si è adattato ai suoi cicli naturali. Pochi elfi continuano a vivere avventure: il corpo e la mente hanno bisogno di una vita quieta e contemplativa. Eppure, nel fisico sono uguali a com'erano cent'anni prima e le loro abilità non hanno perso smalto. Sono solo un po' più calmi.

    Età venerabile
    A 350 anni e più l'elfo comincia a mostrare i primi segni del passare del tempo: le rughe iniziano a solcare il viso e la sua salute diventa più cagionevole, ma la sua saggezza e la sua cultura sono più vaste che mai. 

    Può compiere ancora attività fisiche, ma certo non più come prima. Nessuno si aspetta che lo faccia, del resto: ha il diritto di essere considerato anziano e gli altri si inchinano davanti alla sua sapienza ed alla sua esperienza. A differenza degli uomini, gli elfi molto vecchi non perdono vitalità, ma solo resistenza. La loro forza di volontà diventa incredibilmente ferrea; se è il caso, sanno anche imporsi di compiere grandi imprese. Di regola, preferiscono la vita tranquilla, standosene a suonare, a cantare e ad ascoltare gli altri che lo fanno. Non esistono elfi senili per natura.

    venerdì 1 ottobre 2010

    Per arrivare a Douglas, capitale dell'Isola di Man, è necessario attraversare un ponte che rimane sospeso sopra un burrone ricoperto di cespugli. Tutti sanno che lì vi abitano le Fate alle quali è consuetudine tributare gesti di saluto e piccoli graziosi omaggi.




    Si racconta a tale proposito la buffa storiella di un tale che rifiutandosi di prestare attenzione alle eteree dame della rupe, rimase fermo con la propria automobile dozzine di volte proprio su quelponte, finché cortesia e buon senso riuscirono a prevalere sull'ostinazione. 
    Esistono perfino testimonianze fotografiche sull' esistenza di queste leggiadre creature in libri di scrittori della statura di Sir Arthur Conan Doyle, dove si mette in luce un aspetto trasparente ma nell'insieme tale da suggerire la concretezza della fisicità.




    I loro abiti spesso stretti alla vita luccicano di chiarore madreperlaceo, la loro figura è particolarmente seducente mentre l'altezza può superare il metro. Quando si trovano in uno stato di particolare felicità l'aura scintilla di colori delicati e radiosi, tali da fondersi con il lucore della veste.


    Conoscere le Fate è cosa meravigliosa e le streghe esperte in questa arte possono, se pregate nel giusto modo, accompagnare la persona sinceramente interessata all'incontro nei posti più adatti. Si può trattare di boschi, di radure, di laghi. In ogni caso sono luoghi fuori della portata della vita troppo convulsa e disordinata degli uomini, assolutamente lontana da qualsiasi legge naturale.



    Le Fate vivono perennemente nella gioia che spesso si tramuta in straripante felicità: stato incantato nel quale ogni visitatore può cadere come in rapimento. Si racconta di molti intrepidi che avvicinatisi troppo a queste radiose bellezze sono stati catturati per sempre da quel mondo senza poter mai più fare ritorno a casa. 
    Chiamare questa condizione fortuna o sfortuna è cosa ardua e difficile, ma ormai dovrebbe essere sufficientemente chiaro a tutti che ogni conoscenza esige il suo indefettibile pegno.