sabato 9 aprile 2011

Leggende di fate

C'era una volta, in un bosco fatato, una tenera viola mammola che emanava un intenso profumo.
 
Dentro la viola, fra i suoi morbidi petali, abitava una fatina molto piccola.
La fatina era fuggita dal suo popolo e si era nascosta in quella violetta, perché tutte le altre fate la schernivano malignamente a causa delle sue piccole dimensioni e dei suoi scarsi poteri magici.

Infatti, non sapeva compiere grandi magie, sapeva soltanto cantare splendide canzoni, con voce tanto melodiosa che anche gli usignoli del bosco tacevano per ascoltarla.
Allora, nascosta nel calice del fiore, la fatina intonava ogni sera le sue soavi canzoni e, dal cuore della violetta,
uscivano dolcissime melodie che viaggiavano nel vento, sulla scia del profumo del fiore.
Il vento del bosco annusò quel profumo che portava con sé e s'innamorò della violetta.
Un folletto che passeggiava nel bosco ascoltò le bellissime canzoni della fatina e s'innamorò anch'egli della violetta, pensando però che fosse il fiore a cantare.
La timida fatina nascosta fra i petali del fiore sbirciava la vita segreta del bosco e una sera, alla luce della luna, scorse il folletto vicino alla viola: guardava il fiore con occhi innamorati, aspettando che cominciasse a cantare.
La fatina osservava di nascosto il folletto e le sembrava strano e bello con i suoi colorati indumenti: il copricapo rosso con i campanellini, gli attillati calzoni neri, la cintura dorata e le bizzarre scarpe a punta.
S'innamorò subito di lui, ma pensò che il folletto non l'avrebbe mai voluta, così piccola e insignificante com'era e che l'avrebbe derisa come facevano gli altri esseri fatati del bosco, se l'avesse vista.
Allora intonò un canto d'amore molto triste che commosse profondamente il folletto.

Passò il vento, sfiorò amorosamente il fiore che tanto amava per il suo profumo e si rattristò: la violetta presto sarebbe sfiorita, il suo profumo sarebbe svanito.
Allora il vento decise cosa fare: avrebbe soffiato più impetuoso, avrebbe strappato dal calice i petali profumati, prima che si seccassero, e li avrebbe portati via con sé per avere il loro profumo per sempre.
Il vento soffiò forte, i petali della violetta volarono via tutti; la fatina restò priva del suo rifugio e, piangendo spaventata, cadde giù dal calice e rotolò nell'erba, ai piedi del folletto.


Si aggrappò allo stelo del fiore, cercando di nascondersi per la vergogna e sbattendo le sue ali d'oro nella speranza di poter volar via, ma le sue ali erano troppo piccole e non ci riuscì.
Il folletto si chinò sulla fatina piangente e riconobbe perfino nei suoi singhiozzi la soave voce di cui si era innamorato, pur credendo fino a quel momento che appartenesse a un fiore.

"Ma allora eri tu a cantare!", le disse gentilmente, prendendole la manina per aiutarla a rialzarsi.
"Sì, ero io. Ora tu sarai molto deluso."
"Non sono affatto deluso. Credevo stupidamente di essermi innamorato della violetta, non sapendo che fra i suoi petali ti nascondevi tu. Sei la fatina più dolce di tutto il bosco e, ora che ti ho trovato, non ti lascerò mai più. Vuoi essere mia per sempre?"
"Sì", rispose la fatina, tutta rossa in viso per l'emozione.
"Ma non t'importa che io sia tanto piccola?"
"Per me non sei piccola", le rispose teneramente il folletto.
"Sei la mia gioia più grande." E la baciò.
C'erano una volta, e forse ci sono ancora, una fatina e un folletto innamorati.
Lei era davvero molto più piccola di lui, non arrivava nemmeno alla sua cintura d'oro, ma lui non se ne accorgeva neppure.
Il bosco preparò una grande festa per le loro nozze.
Gli uccellini portarono gli inviti a tutti.
I grilli tirarono fuori i violini per accompagnare il canto gioioso delle cicale.
Le farfalle fecero un'allegra girandola di brillanti colori.
Le lumache striarono d'argento il cammino degli sposi.
I ragni ordirono finissime tele lucenti tra i rami degli alberi.
Il vento innamorato soffiava dolcemente col suo profumo di viola.
Le fate del bosco erano molto invidiose di tutto questo.

Dopo il fastoso matrimonio celebrato sotto un salice da un vecchio gufo, gli sposi felici partirono su una splendida berlina dorata, dono del re degli elfi, verso un paese lontano e sconosciuto dove non c'era invidia, né malevolenza, e le differenze non contavano nulla
Astfelia

6 commenti:

Fata Sabrina ha detto...

Bella !
La leggerò alla mia piccola :G
Grazie ^_^

Fata Sabrina ha detto...

...scusa volevo fare la faccetta che ride!
:D

Francesca ha detto...

Mia cara, m'incantano questi tuoi racconti, vorrei vedere anch'io il mondo delle fate!
Bellissima la storia della fata minuscola!!
Un bacione grosso, serena notte
Francy

Anonimo ha detto...

bellissima adoro le fate
quando vuoi visita i miei blog su due fatine di mia invenzione
DEIANIRA
deianira.blogspot.com
ELENIA fata dell'autunno detta Fiore di Luna

dafne ha detto...

p.s scusami per Deianira ho sbagliato a scrivere il link

deianiraaf.blogspot.com

dafne ha detto...

ariscusa Elenia mi sono dimenticata
sono certa che la storia di questa piccola fata ti piacerà
http://eleniafata.blogspot.com/