



sabato 22 dicembre 2012
venerdì 30 novembre 2012
Gli esseri fatati di solito sono invisibili
agli umani, ma ben percepiti dai gatti. Quando vedete un gatto che
sgrana gli occhi e fissa un punto preciso, un po’ allarmato, di sicuro
sta guardando un folletto e si aspetta qualche scherzo. Pe
r
poterli vedere occorre un cuore da fanciulli, perché i bambini sono
anime semplici e non vedono confini tra realtà e fantasia; un animo
gentile, perché gli esseri fatati fuggono istintivamente le persone
violente, rozze e volgari; e molto senso dell’umorismo, perché il
Piccolo Popolo ama fare dispetti giocosi e prendere un po’ in giro,
anche se senza malizia.
domenica 2 settembre 2012
La parola inglese “Fairy” deriva dall'arcaico fay, a sua volta derivato dal latino Fata, indicante esseri che assistevano alle nascite degli uomini e stabilivano il loro destino e la durata della loro vita (Fate madrine). Col termine si intendono tutti gli esseri fatati, non solo le fatine graziose con le alucce trasparenti che si trovano nei libri per bambini. “Fairy”, Piccolo Popolo, Buoni Vicini, Corte Fatata, Popolo delle Colline sono tutte espressioni per designare gli Esseri Fatati.
Vivono tra i fiori dei giardini, ma anche nelle case, specialmente in quelle vecchie.
Vivono tra i fiori dei giardini, ma anche nelle case, specialmente in quelle vecchie.
Amano i mobili tarlati, le travi dei soffitti e gli abbaini.
In alcuni casi si affezionano alle persone nella cui casa o nel cui giardino vivono, al punto tale che traslocano e seguono la famiglia se questa cambia casa. Se la nuova casa è vicina vanno a piedi, cantando e ballando; altrimenti si fanno portare, magari chiusi in una scatola, in un mobile o in una zangola per il burro.
Essi sanno ricompensare i gesti di cortesia.
C’era una volta una donna che aveva appena setacciato il fior di farina, quando comparve nella stanza una donna molto graziosa, ma piccolissima, alta appena un palmo, che le chiese di riempirle una ciotola di farina, perché non ne aveva abbastanza per fare una torta. La donna le riempì la ciotola che, nonostante sembrasse piccola, riuscì a contenere tutta la farina setacciata. La donna non si lamentò, lasciò tutta la farina alla donnina e quella sera saltò il pasto. Un mese dopo la donnina tornò a chiedere altra farina ancora la donna gliela diede tutta, senza protestare.
Allora la donnina, che era una fata, fece un incantesimo sulla madia della farina, poi scomparve. La donna non ebbe più bisogno di comprare farina per tutta la vita, perché la sua madia non si vuotava mai, premio riconoscente per chi si era dimostrata generosa con il Piccolo Popolo.
Se subiscono un atto di maleducazione o di cattiveria, o se sentono che qualcuno parla male di loro, si infuriano; in questo caso, fate attenzione al soffio fatato, che potrebbe mandarvi a gambe all’aria, ma anche paralizzarvi per tutta la vita.
Potrebbero anche mettervi sulla soglia di casa l’erba dello smarrimento: una volta calpestatala, girereste per giorni senza ricordarvi più chi siete e da dove venite.
Potrebbero anche mettervi sulla soglia di casa l’erba dello smarrimento: una volta calpestatala, girereste per giorni senza ricordarvi più chi siete e da dove venite.
martedì 28 agosto 2012
Le Fate amano i fiori più di qualsiasi altra cosa. Il loro
olfatto è sottilissimo, conoscono ogni sfumatura legata agli aromi ed ai
profumi dei fiori che crescono nei boschi e dei prati.
Esse se ne prendono cura sorvegliandone il ciclo vitale, curandone le radici, assistendo allo sbocciare dei teneri germogli.
Quando
andate alla ricerca dei luoghi di ritrovi fatati, ricordatevi che ogni
prato, ogni striscia di terra su cui fioriscono fiori e profumi
selvatici, lì vi è la sicura presenza delle fate. Non a caso si dice che
il profumo lasciato dal popolo fatato sia quello spiccato del muschio
bagnato.
mercoledì 18 luglio 2012
Nelle vicinanze di Kovaszna, ci sono le rovine
di un castello.
Secondo un’antica credenza, in questo castello c’è un buio e freddo sotterraneo con una grande porta di ferro.
Su questa grande porta sta
seduta la Regina delle Fate. Secondo un’antica credenza, in questo castello c’è un buio e freddo sotterraneo con una grande porta di ferro.
Il giorno di Capodanno,questa porta si apre e rimane aperta
per sette minuti. Ed in questi pochi sette minuti per chi si trova proprio lì
davanti, è possibile vedere l’immenso tesoro che si trova accumulato là
dentro.
Chiunque decide di abitare per
sette anni interi all’ingresso del sotterraneo, proprio davanti alla
grande porta di ferro viene invitato dalla Regina delle Fate ad entrare e
a portar via tutto l’oro che vuole.
Per riempirsi le tasche d’oro e d’argento, la Regina delle Fate concede
solo sette minuti. Chiunque rimanga un attimo di più all’interno del
buio e freddo sotterraneo, viene aggredito dai draghi che sono a guardia
del tesoro e viene trasformato lui stesso in un drago.
Così trasformato
colui che, per avidità, si è intrattenuto troppo a lungo nella stanza
del tesoro, resterà, finché un altro malcapitato avido, che si tratterrà
più di sette minuti nella stanza del tesoro dopo aver trascorso sette
anni sull’ingresso del sotterraneo prima che la Regina delle Fate lo
facesse entrare. Solo dopo che un altra persona avida verrà intrappolata
nella stanza del tesoro e dovrà restare a guardia di esso sotto le
sembianze di un drago, solo allora il malcapitato potrà riprendere la
sua forma originaria e uscire dall’oscuro e freddo sotterraneo.
giovedì 17 maggio 2012
Ringrazio la carinissima Arwen del blog Il rifugio degli elfi per avermi gentilmente donato questo premio
un pizzico di fortuna va sempre bene.. soprattutto in questi tempi!!!
Come per tutti i premi ci sono delle regole...
1° ringraziare chi ha donato il premio
2° elencare 3 cibi che si amano particolarmente
3° elencare 10 blog meritevoli del premio
Dunque ecco i cibi che preferisco:
- la pasta è il piatto di cui non posso fare a meno... di tutti i tipi ma soprattutto gli strozzapreti romagnoli
- pizzaaaaaaaaaaaa
- la torta chantilly... anche se vado pazza per tanti altri dolci
Invece la scelta dei 10 blog è la nota dolente... allora per non avere questo grosso dilemma giro il premio a tutti quelli che mi vengono a trovare e lasciano un commento
Che la fantasia ci accompagni sempre...
un pizzico di fortuna va sempre bene.. soprattutto in questi tempi!!!
Come per tutti i premi ci sono delle regole...
1° ringraziare chi ha donato il premio
2° elencare 3 cibi che si amano particolarmente
3° elencare 10 blog meritevoli del premio
Dunque ecco i cibi che preferisco:
- la pasta è il piatto di cui non posso fare a meno... di tutti i tipi ma soprattutto gli strozzapreti romagnoli
- pizzaaaaaaaaaaaa
- la torta chantilly... anche se vado pazza per tanti altri dolci
Invece la scelta dei 10 blog è la nota dolente... allora per non avere questo grosso dilemma giro il premio a tutti quelli che mi vengono a trovare e lasciano un commento
Che la fantasia ci accompagni sempre...
sabato 12 maggio 2012
domenica 8 aprile 2012
domenica 19 febbraio 2012
Cosa si narra della storia degli elfi? come nascono ?
Iluvatar li fece nascere sotto le Stelle, e tra tutte le cose, è proprio la luce delle Stelle quella che essi amano di più.
Gli Elfi erano immortali e vivevano a lungo quanto la Terra, senza conoscere malattia e pestilenze, ma i loro corpi avevano la stessa sostanza della Terra, e come essa erano passibili di distruzione.
Alti quanto gli Uomini, gli Elfi ne erano però più forti di cuore e di membra, e il volgere degli anni e delle Ere portava loro non già vecchiaia, ma altra bellezza e saggezza.
Potevano essere uccisi dalle armi o dal dolore, ma la loro non era che una morte apparente, perchè la loro vita continuava nelle Aule di Mandos, in Valinor, da dove col tempo possono tornare.
Gli Elfi avevano occhi risplendenti della luce delle Stelle che videro alla nascita,
capelli d'oro, d'argento o neri quanto l'ambra nera; emanavano luce, e il suono delle loro voci era puro, dolce e vario come l'acqua di fonte.
La storia di questo popolo, benedetto da Iluvatar ma, perchè immortale, destinato alla malinconia e alla tristezza, è narrata con particolare affetto da Tolkien nei suoi libri.La fine della Terza Era del mondo segnò la fine della permanenza degli Elfi nella Terra di Mezzo, e nella Quarta Era, quella del Dominio degli Uomini, l'ultimo Elfo salpò con l'ultima nave per le Aule di Mandos.
da Il portale dei sogni
mercoledì 18 gennaio 2012
tipologia delle fate di Lot
«Mi chiedete dunque di raccontarvi chi sono e da dove vengono le
Fate di Lot? Una domanda quasi impertinente, messere, ma il capriccio
che oggi qui mi guida, fa si che io desideri rispondere alla vostra
domanda.
Badate, ho scelto di rispondervi e vi racconterò, se saprete conservare il silenzio ed ascoltare senza porre questioni.»
La Fata, seduta su di un masso bianco posto ai bordi della cascata, scrolla leggermente la testa, mentre un sorriso dolce e ironico le illumina i lunghi occhi orientali dalle sfumature di foglia nuova.
E mentre ridendo la bella Ayanami scompare, intorno a me restano solo le piccole stelle bianche delle lucciole.
Fonte: CAMARILLA DELLE FATE
Badate, ho scelto di rispondervi e vi racconterò, se saprete conservare il silenzio ed ascoltare senza porre questioni.»
La Fata, seduta su di un masso bianco posto ai bordi della cascata, scrolla leggermente la testa, mentre un sorriso dolce e ironico le illumina i lunghi occhi orientali dalle sfumature di foglia nuova.
Incrocia con grazia le braccia intorno alle ginocchia rialzate, e fissando un punto lontano, narra con voce sommessa:
«Siamo
belle. Più belle infinitamente delle donne mortali, più fragili degli
angeli, più appassionate e sensuali delle elfe sottili che passano con
passo di danza senza quasi piegare gli steli dell’erba. Veniamo da terre
d’incanto e primavera, in cui solo di rado giungeva un mortale, e sempre
per nostra volontà.
Quelle terre sono ormai lontane,
perdute in una nebbia di sogno e di malinconia, e non vi faremo ritorno
per lungo, lungo tempo ancora, se il tempo ha valore per noi, che non
invecchiamo e non moriamo.»
Mentre racconta, la Fata,
pensierosa, arrotola su di un dito sottile una ciocca di capelli, che
come un mantello lucente le coprono le spalle.
La guardo e penso
che non sia mai esistita una donna di tale bellezza: tanto squisita da
sembrare davvero un sogno avverato, dagli occhi colmi di mistero
all’eleganza rarefatta dei gesti, tutto in lei sa toccare le corde più
segrete dei cuori e farle vibrare all’unisono con la propria armonia.
D’un tratto si alza e il morbido fluire della veste, sembra stabilire un accordo sottile con il fluire dell’acqua dalla cascata.
«Mi chiamano Fata Madre, e le Fate mi obbediscono, o meglio, - sorride - scelgono di obbedirmi. Non chiedere perché proprio io sia stata scelta. Così è, e tanto ti basti.
Ma il mio nome è Ayanami, e come tutte le Fate, anch’io ho la mia inclinazione.»
«Mi chiedi che siano le inclinazioni, non è vero? Lo leggo nella luce più viva del tuo sguardo.
Ebbene, devi sapere che le Fate giungono alla vita sul piano eterico e sul piano reale nello stesso istante.
E
sebbene sia sul piano eterico che noi viviamo per la maggior parte del
nostro tempo, e che questo sia cosa difficile da comprendere, un mondo
senza orizzonte, eternamente immerso in una luce d’alba e tramonto,
senza terreni, fatto della sostanza di cui son fatti i sogni, ecco, è la
nascita al reale che determina l’inclinazione del carattere di una
Fata.
Ogni Fata ha in sé le caratteristiche della nostra
razza: l’allegria, il capriccio, la sensualità; eppure ognuna risponde
alle caratteristiche del momento in cui per la prima volta, scendendo
dal piano eterico, ha acquisito forma umana e posato il piede sul
terreno.
Così incontrerai Fate Blu, dai lunghi capelli
corvini e dagli occhi di acquamarina, nate sui bordi dei fiumi e vicine
alla spuma dei laghi, sognatrici e romantiche, esili come i giunchi sul
bordo del rivo e altrettanto flessibili.
Le vedrai sostare sulla riva
del mare in burrasca e conversare con le sirene, ridere ai bordi delle
cascate e cantare nella pioggia quando scende sottile come fili
d’argento in primavera. Fai attenzione, sono a volte malinconiche e
covano a lungo il rancore, e il loro raro sorriso può rubarti il cuore.
O
ti farai sedurre da una Fata Verde, nata nel cuore della primavera su
un prato umido di rugiada? Dai suoi riccioli color del rame e dalle sue
risate ricche come il canto dell’usignolo? Saprai capire il suo amore
per ogni albero, per ogni fiore e frutto, per ogni stelo d’erba? È
facile amare una Fata Verde, la speranza che illumina i suoi occhi, la
gioia che sa portare nella vita di chi l’incontra, è difficile lasciarla
andare e non desiderare di possederla... ma vano è il desiderio dei
mortali di possedere una Fata...
Dolci e allegre, ricche
di armonie segrete sono le Fate Gialle, dai lunghi riccioli color del
grano, nate nel mezzogiorno dell’estate più bella. Se guarderai con
attenzione in un campo di grano, tra stelo e stelo, dove nascono i
papaveri ed i fiordalisi color del cielo, le vedrai inseguire farfalle o
cantare sedute nel cerchio, o inseguire come cuccioli i raggi del sole
che filtrano tra le foglie. Ricche di monili d’oro e di gemme
intrecciate alla chioma, ti insegneranno, se le ascolterai con il cuore
puro, la gioia infinita della gioia stessa, dei sorrisi regalati con il
cuore puro, e il segreto di aprirsi agli altri come un fiore ai raggi
del sole.
Alla dolcissima luce della luna nascono le Fate
Bianche, colme di grazia e malinconia, dalle chiome lisce e chiare che
scendono come l’acqua di un ruscello sulle spalle eleganti. Le vedrai
danzare tra i cristalli di neve o nascondersi nei boccioli dei
gelsomini. Così delicate che potrai con una sola mano circondarne la
cinta, e così belle che non potrai ardire di alzare nemmeno lo sguardo
sulla loro timida grazia.»
Ayanami mi guarda con gli occhi colmi di sapiente mistero, e ridendo continua:
«E
vedrai camminare con noi, e danzare nel nostro magico cerchio, le Fate
Nere. Quelle toccate dal vento di burrasca e dal temporale, belle e cupe
come il cielo durante le tempeste, e altrettanto temibili. Rapide
nell’ira, e terribili nella vendetta, possono far tremare le tue mani
con un solo sguardo degli occhi di ametista, o con una sola, sprezzante,
alzata delle belle spalle.
Potrai sognare di
addormentarti per una notte nel mare nero e lucente delle loro trecce,
ma quando ti sveglierai, potresti scoprire che sulla terra sono
trascorsi mille anni.»
La risata di Ayanami la bella
tintinna come un campanello lontano, e il tocco leggero della sua mano
sulla spalla mi fa tremare tanto, che a stento riesco a leggere ora ciò
che ho scritto.
«Qualcuno ha detto di me, tanto tempo
fa, che indosso la bellezza come un manto, e che guardo il mondo con gli
occhi colmi di un segreto divertimento... ebbene, oggi tu mi hai
offerto motivo di riso e divertimento, e di questo ti sono grata.
Ti
chiederai che facciamo nel Granducato di Lot... lontane dalle nostre
terre e dal nostro destino? Ebbene, viviamo, ché nelle Fate la gioia
stessa della vita è più inebriante dell’ambrosia dei miti. E poiché
amiamo i mortali, per loro e per il nostro capriccio sappiamo creare
piccole magie.
Delicata e fragile è la magia delle Fate,
perché vive di immaginazione, ed opera su quel che i sensi dettano a
coloro che la subiscono o l’implorano. Non siamo maghe o streghe dai
potenti incantesimi, e le nostre magie sono solo il miraggio di cosa
potrebbe accadere se solo i mortali lasciassero libera la loro mente, e
sgombro il loro cuore.
Per questo, la nostra magia non
può cambiare il mondo, ma solo l’impressione che del mondo voi avrete...
potrà farvi credere di essere diverso, ma non mutarvi. Per questo,
dovrete accondiscendere all’opera magica, e noi non potremo imporla,
ma...»
Ayanami alza un dito e diviene ai miei occhi alta, e bella, e severa.
«Ricordate» sussurra, appoggiando dolcemente le sue labbra sulle mie, «guardatevi da un bacio di Fata.»
E mentre ridendo la bella Ayanami scompare, intorno a me restano solo le piccole stelle bianche delle lucciole.
Fonte: CAMARILLA DELLE FATE
Iscriviti a:
Post (Atom)