sabato 19 febbraio 2011

Le Fate amano in modo particolare gli animali, e li usano spesso come esca per chiamare a se gli uomini.
Può succedere, per esempio, che uno splendido cervo dalle corna d'oro si faccia inseguire a lungo da un cacciatore, che si troverà nel folto del bosco e vedrà apparire una dama bellissima.


Altre volte, invece, sarà un uccello tutto bianco, 


oppure una farfalla


o addirittura un magnifico unicorno ad attirare un uomo o una ragazza verso la signora della foresta che vuole incontrarli.
 
Servitori e amici delle fate, gli animali hanno con loro un legame profondo: 
non per niente molte di esse a volte sono costrette in certi mesi dell'anno a trasformarsi in bestie.
E quando diventano topi, serpi, rospi, cerbiatte, pesci, lucertole perdono i loro consueti poteri correndo gli stessi rischi di un animale autentico.




Gli uomini che le salvano in queste circostanze salvandole da trappole, fucili oppure dal morso di una volpe guadagnano la loro eterna gratitudine e grandi ricompense.
Una antica leggenda dice che alcune Fate usano trasformarsi in animali grazie a un abito fatto con le piume o della pellicce della bestia prescelta, quando poi si spogliano della veste magica riprendono il loro aspetto normale.


 I gufi e le aquile vantano con le magiche creature un rapporto più sereno. Predatori notturni i primi e diurni i secondi, godono di una lunga vita in virtù del fatto per aver spesso offerto dei passaggi alle fate ed hanno ricevuto in cambio appunto un vita abbastanza longeva.

 L’animale che, più di tutti, ha il “dente avvelenato” nei confronti delle fate è il cavallo (costoro, infatti, fomentano l’odio nei loro confronti annodando. i crini dei poveri equini!), secondo un elfo chiacchierone questo potrebbe spiegare il motivo:

“Secondo una leggenda, secoli or sono, nel Regno delle Fate viveva uno splendido animale chiamato Unicorno. Un giorno, una fata chiese all’unicorno di scortarla nel regno degli uomini. Dopo l’iniziale titubanza, l’animale, che non era mai stato con gli umani, decise di andare con la fata. Giunti a destinazione, la fata sparì tra i boschi lasciando solo e smarrito il povero Unicorno, che non riuscì più a trovare la strada per ritornare al magico regno. Pensando ad una fuga volontaria, una regina delle fate si adirò profondamente con l’Unicorno, suo animale prediletto. Prese così le sembianze di una fiera dal pelo color notte e iniziò ad inseguirlo fino a tendergli una trappola tra le spine di un cespuglio di more. Per la prima volta in tutta la sua vita l’Unicorno si ferì e vide sgorgare del sangue: perse così la sua purezza, il suo corno e tutta la magia che da esso derivava, trasformandosi in un cavallo.
Così, secondo questa leggenda, ebbe origine la stirpe dei cavalli che, se può far torto ad una fata, lo fa senza pensarci due volte.”





Anche i gatti riversano una profonda ostilità nei confronti delle fate, nonostante siano stati più volte associati a creature magiche o divinità:

“Una volta conobbi una giovane gatta dal pelo nero e dagli occhi di ghiaccio. Mi rilevò di star fuggendo da una folla inferocita di uomini intenzionati a sacrificarla durante lo svolgimento di un rito. 
Mi  disse  <<è a causa delle fate che l’uomo crede noi gatti possessori di poteri oscuri e ci identifica con le forze del male. Vuoi sapere perché? Per un banale motivo amico mio! Le fate sono invidiose del nostro morbido pelo... Inoltre possiamo oziare per ore e ore senza che nessuno venga a disturbarci.>> ”
Sarà vero? Del resto ogni tanto i gatti fissano il vuoto e “soffiano” senza un motivo apparente… a noi piace pensare che siano impegnati in uno dei tanti, infiniti, battibecchi con le permalose ed invidiose fate…

2 commenti:

ஐLe Chicche di Dannyஐ ha detto...

Bellissimo post!!!
Baciotti
Denny*

Francesca ha detto...

Bellissime immagini! Triste la storia del povero unicorno!!
Ciao tesorina!
Francy